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Il governo cerca i capitali esteri ma deve semplificare le regole

Il colloquio a porte chiuse al Mipim di Cannes tra il ministro della Difesa Roberta Pinotti e i vertici di Blackstone in Italia – leggi Paolo Bottelli di Kryalos, apripista nel nostro Paese per il colosso US – è di buon auspicio. Lo Stato nel ruolo di venditore ha bisogno di incontrare i detentori dei grandi capitali esteri interessati a fare shopping immobiliare in Italia, ma dovrebbe anche fare piccole e semplici riforme per fare in modo che questo interesse internazionale non si rivolga solo ad asset a reddito ma in futuro guardi anche alle riqualificazioni e partecipi alle rigenerazioni urbane senza consumo di nuovo suolo che rappresenteranno il futuro del real estate.
Due i capisaldi da cui partire: semplificare gli iter per cambi di destinazione d’uso e riqualificazioni che necessito anche di demolizioni (chi compra una caserma senza sapere cosa potrà farne?); legiferare sulle locazioni in modo da rendere il contratto di affitto in linea con quanto avviene all’estero e rendere l’investimento nel residenziale remunerativo anche per i grandi gruppi immobiliari. Come avviene in Germania, dove operatori del real estate sono proprietari e gestori di pacchetti consistenti di appartamenti. Per i quali, grazie alle economie di scala, si riducono notevolmente i costi di gestione. Anche in Italia si inizia a guardare il residenziale come potenziale asset class di investimento, ma finché è impossibile mandare via un inquilino moroso o aumentare il rendimento di tali asset è difficile pensare che possa diventare terreno di caccia dei grandi capitali.

  • perino |

    concordo con cortesconta 1. Nel residenziale non investira’ mai nessuno.

  • CorteSconta1 |

    In Italia “la casa é un diritto” e i proprietari sono per definizione “ladri”. Quindi di investimenti non vedremo mai

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