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Tentativi di ripresa per il mattone italiano

Traduco da Italy24
Un mercato residenziale che aspetta dal Governo un alleggerimento del pesante fardello delle tasse fa da contraltare a un segmento “commercial” (uffici, retail, logistica e hotel a grandi linee) che da un anno a questa parte vive una fase di risveglio. È questo il quadro del real estate in Italia, dove la fetta del mercato rappresentata dal settore abitativo (che vale in termini di volumi circa 80 miliardi di euro su un totale di 105 miliardi stimati a fine 2014 da Scenari Immobiliari) è completamente ingessata, con un numero di compravendite ritornato ai livelli del 1985 con una previsione di 420mila transazioni a fine anno, mentre il ritorno del Paese nel mirino degli investitori esteri ha di fatto riportato nella Penisola parte dei capitali che qualche anno fa avevano lasciato il mattone italiano. I grandi fondi internazionali, gruppi opportunistici, fondi sovrani o investitori privati, sono oggi sempre in acquisto e raramente dalla parte del venditore nei grandi deal immobiliari sul nostro territorio. Per molti esperti questo significa, in particolare in relazione all’arrivo dei fondi opportunistici americani come Blackstone, Tristan, Cerberus e così via, che il mercato ha toccato il punto più basso dall’inizio della crisi e da qui può solo ripartire. Una ripresa che però nei numeri è stata più volte posticipata negli ultimi mesi e che ad oggi è rinviata alla seconda metà del 2015. E di recupero lento si tratterà e non di riavvio in accelerazione, come è avvenuto in altri Paesi – è il caso soprattutto dell’Irlanda – dove riforme ben più ampie sono state messe a punto negli ultimi anni. Recupero che riguarderà i volumi ma non ancora i prezzi, dati in discesa lenta anche nei prossimi mesi per tutti i comparti.
Ci sono poi settori di nicchia che hanno contrastato la crisi, come quello del lusso. Due i casi rilevanti: le cosiddette High Street della moda e gli hotel inseriti in contesti unici, in gergo i trophy asset. Sono immobili che fanno gola agli investitori perché mantengono il proprio valore nel tempo, anche se spesso hanno rendimenti costanti ma contenuti.